Il Partito

Il Partito

La terra dei robot

Perché la Cina punta tutto sui robot umanoidi, tra crollo demografico e necessità di mantenere l'armonia sociale. Una panoramica delle principali aziende e come si stanno muovendo privati e Partito

Avatar di Simone Pieranni
Simone Pieranni
giu 21, 2026
∙ A pagamento

Buongiorno, vi scrivo e confeziono questa newsletter dalla Cina, da Chongqing per la precisione. Una toccata e fuga, in realtà, grazie all’invito, da parte dell’Istituto italiano di cultura di Pechino e il consolato di Chongqing, a venire qui per presentare il mio ultimo libro, “Lo specchio americano, lo sguardo della Cina sugli Usa”.
Qui trovate alcune info su queste due presentazioni (e grazie a chi ha partecipato).

Tornare a Chongqing è stata una cosa meravigliosa, nonostante le giornate piovose che ho incontrato: una città che pulsa sempre, piena di anfratti strepitosi e che ai miei occhi rappresenta ancora quella Cina un po’ “roots” che avevo trovato al mio arrivo nel 2006. Tra l’altro proprio a Chongqing è ambientata la mini serie “Un pezzo di cuore” che ho realizzato (l’ho scritta con Tommaso de Lorenzis) per Chora: un true crime sullo scandalo politico per eccellenza della storia recente della Repubblica Popolare. Qui sotto trovate la prima puntata.

Ora, veniamo all’argomento della newsletter di oggi. Si parla da tempo di robot umanoidi, di Cina avanguardia in questo campo, di nuovi corsi di laurea e anche di nuove leggi. Su questo tema trovate, intanto, una mia puntata di Altri Orienti, qui sotto.

Ma oggi vi presento un pezzo firmato da Filippo Lubrano, che ha visitato tanti luoghi e ha visto tante cose a questo proposito, con il quale possiamo provare a tirare un po’ le somme e trovare evidenziati alcuni aspetti specifici che non troverete sui media mainstream. Per questi temi serve conoscere di cosa si parla, anche nei suoi risvolti più tecnici, bisogna abbandonare il sensazionalismo tecnologico occidentale e guardare alla complessa convergenza di tanti fattori.

Nel pezzo di oggi, Filippo Lubrano ci guida dentro questo mondo in rapidissima evoluzione, svelandoci come Pechino stia affrontando la transizione verso quella che i media cinesi definiscono ormai la “terra dei robot”.

Ricordandovi che questa newsletter può permettere di ospitare esperte e esperti grazie agli abbonati, qui sotto potete abbonarvi se ancora non lo avete fatto. In questo modo finanzierete un’informazione indipendente e approfondita sulla Cina.

E ora lascio la parola a Filippo Lubrano*

礼仪之邦 (Lǐyí zhī bāng): la terra dei riti, dell’armonia, dell’ordine sociale. È l’epiteto con cui la tradizione confuciana ha identificato la Cina per oltre due millenni. Il 礼 (lǐ) non è da intendersi come il rito nel senso cerimoniale occidentale del termine: è piuttosto il codice implicito che regola la convivenza, l’insieme delle norme che tengono insieme la società senza che questa debba continuamente rinegoziare le proprie regole fondamentali. La 邦 (bāng) è il regno, lo Stato, la comunità politica in cui questo ordine si realizza. Insieme, le due parole descrivono una civiltà che ha nella stabilità sociale il proprio valore supremo.

Oggi quella formula va aggiornata con un’aggiunta imprevedibile per i classici: la 礼仪之邦 sta diventando, con una rapidità senza precedenti nella storia industriale mondiale, anche la 机器人之邦 (Jīqìrén zhī bāng), la terra dei robot. E le due cose, in verità, non sono affatto in contraddizione.

Il 19 aprile 2026, alla Beijing E-Town Half Marathon, un robot umanoide costruito da Honor (il produttore di smartphone, sottobrand di Huawei) ha percorso i 21 chilometri della mezza maratona di Pechino in 50 minuti e 26 secondi, battendo il record mondiale umano di sette minuti con navigazione completamente autonoma. Un risultato più che sorprendente, sia perché pressoché nessuno sapeva in quel momento che Honor stesse producendo robot umanoidi, sia perché nel 2025 alla stessa gara avevano partecipato 21 robot, quasi tutti accompagnati da ingegneri-balie e incapaci di terminare il percorso entro il tempo limite, in una gara che vedeva vincitori soprattutto la pletora di content creator di meme. Nel 2026 i robot erano oltre 300, e il migliore ha battuto un parterre di 12.000 corridori umani.

La differenza abissale colmata in dodici mesi è la misura di tutto ciò che sta accadendo in Cina con la robotica umanoide.

Per comprenderne la portata, conviene partire da un altro momento diventato virale nello stesso arco di tempo, ed è quello del Capodanno cinese.

Nel febbraio 2025, durante il Gala del Festival di Primavera, il programma televisivo più visto al mondo, robot umanoidi di Unitree Robotics erano comparsi sul palco nazionale eseguendo una danza Yangko tradizionale, facendo roteare fazzoletti con passi vagamente incerti. Il momento aveva suscitato attenzione mista a scetticismo: i robot si muovevano, certo, ma con la coordinazione di un infante che sta ancora imparando a camminare.

immagine da https://zh-cn.hwlibre.com

Un anno dopo, nello stesso Gala del febbraio 2026, quel palco ospitava qualcosa di radicalmente diverso. Unitree ha portato in scena 24 robot autonomi, tra i modelli G1 e H1, eseguendo una performance di arti marziali che includeva il primo parkour continuo con salto sul tavolo, il primo volo con capriola lanciata con altezza massima superiore a tre metri, i primi appoggi continui su una gamba sola e una rotazione airflare di sette giri e mezzo, ovvero una mossa da breakdance.

Le due immagini ravvicinate fanno lo stesso effetto della celebre foto dello skyline di Shanghai visto dal Bund negli anni ‘90, quando Pudong era ancora un’area rurale, ai primi 2000, con la sua collezione di strabilianti grattacieli. Quelle immagini sono la rappresentazione plastica della compressione dei tempi della meraviglia cinese, il ritmo di evoluzione di un ecosistema industriale senza precedenti.

Partiamo dai numeri di sistema. Il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology cinese ha certificato che nel 2025 la Cina contava oltre 140 produttori domestici di robot umanoidi, con più di 330 modelli rilasciati sul mercato. Aziende con prodotti fisicamente esistenti, vendibili, già spediti al cliente. Le aziende cinesi hanno dominato la quasi totalità delle spedizioni globali nel 2025, in un settore che ha quintuplicato i volumi rispetto all’anno precedente. Per dare una proporzione utile: le principali aziende occidentali, o meglio americane, Tesla, Figure AI e Agility Robotics, hanno spedito ciascuna circa 150 unità nello stesso periodo, contro le migliaia delle principali aziende cinesi. Solo AgiBot e Unitree, considerate insieme, puntano a una capacità produttiva annua superiore alle 75.000 unità nel 2026, un numero che supera l’intera capacità combinata del mondo occidentale.

Per orientarsi nell’ecosistema, occorre fare una mappa almeno parziale dei protagonisti, perché le traiettorie sono molto diverse tra loro.

Avatar di User

Continua a leggere questo Post gratuitamente, offerto da Simone Pieranni.

Oppure acquista un abbonamento a pagamento.
© 2026 Simone Pieranni · Privacy ∙ Condizioni ∙ Notifica di raccolta
Crea il tuo SubstackScarica l'app
Substack è la casa della grande cultura