IA, bulloni e umanesimo
Cosa si dice in Cina di intelligenza artificiale e occupazione: lo Stato che prova a fare da cuscinetto, le nuove opportunità, i filosofi e i confini algoritmici
Buongiorno, nelle ultime settimane, leggendo i media cinesi, mi sono accorto che il tema AI e lavoro è diventato sempre più presente, in modo davvero dirompente come mai, secondo me, era capitato prima. Sarà che si parla moltissimo ormai di IA agent (sull’aereo per Chongqing ho preso il China Daily che non è certo un giornale tech e c’erano due paginate proprio sugli agent e almeno due altri articoli nelle pagine economiche sull’IA.
Ho anche notato che tutto questo processo, però, viene raccontato in modi molto diversi, a volte opposti. C’è la stampa istituzionale che tende a descrivere una transizione ordinata e creatrice di nuove professioni, ma c’è anche un’altra proposta editoriale, di analisti, stampa specializzata che invece si sta interrogando sui licenziamenti, su una generazione di neolaureati che rischia di restare fuori dal mondo del lavoro e su quali siano invece le professioni (o gli studi) che si riscattano, diciamo, in questa nuova fase.
E quindi ho provato a mettere un po’ di ordine tra le varie letture che ho fatto in questo periodo e mentre sistemavo i pezzi, mi sono reso conto che stava venendo fuori una mappa di come la Cina si sta interrogando su una cosa che riguarda tutti: cosa succede al lavoro quando arriva l’intelligenza artificiale.
Alla fine di questo pezzo troverete anche un articolo tradotto, uno dei più interessanti (e ottimisti, forse), tra quelli che ho consultato.
Buona lettura.
Voglio partire da un numero: 12,7 milioni. Sono i neolaureati che si affacciano sul mercato del lavoro cinese quest’anno, un record storico.
Una massa di giovani che ha una grandissima sfortuna, cioè quella di arrivare nel momento in cui le IA agent ormai sono onnipresenti nelle aziende cinesi. Ora attenzione, parlo di lavoro, ma in Cina parlare di lavoro significa parlare - spero di spiegarmi al meglio anche in prossime newsletter su questo - di patto sociale.
In ogni caso, i settori più colpiti sono proprio quelli che fino a ieri assorbivano i colletti bianchi qualificati, cioè i servizi internet, su tutti, ma anche l’istruzione privata (già colpita dalla stretta del 2021 e ora di nuovo sotto pressione). Le aziende, sempre più spesso, scelgono di affidare le attività operative iniziali a un sistema intelligente, con il risultato di eliminare le postazioni junior, cioè quelle ambite dai neo laureati. Ma in questa tenaglia rimangono anche i lavoratori tra i 30 e i 40 anni.
Questo fenomeno viene spiegato, come dicevo poco sopra, in due modi.
C’è la versione ottimista. I media istituzionali raccontano una transizione pianificata. Un esempio è la “scansione del primo trimestre” pubblicata dall’Economic Information Daily (il quotidiano economico dell’agenzia Xinhua) e ripresa da varie testate ufficiali (qui su China.com.cn): nel primo trimestre 2026 si sono creati 2,99 milioni di nuovi posti di lavoro urbani, la disoccupazione urbana si attesta al 5,3%, e gli annunci nel comparto IA sono cresciuti del 16,9% nel mese dopo il Capodanno (dati Zhaopin). Il messaggio è che l’IA non distrugge ma “赋能千行百业”, “dà potere a mille professioni e cento mestieri”, cioè a tutti i settori, facendo emergere nuove figure: addestratori di sistemi IA, architetti della trasformazione, ingegneri della conformità etica e come vedremo “narrative designer”. Spunta anche un acronimo nuovo, OPC (One Person Company): startup di una sola persona rese possibili dagli agenti intelligenti, con tanto di “borghi-ecosistema” dedicati a Wenzhou, Pechino e Shanghai.
C’è un passaggio che riassume bene il salto in atto. Lo dice il manager di un’azienda tech di Chengdu: nelle assunzioni di prima, saper usare l’IA era “la ciliegina sulla torta” (锦上添花); da un paio d’anni a questa parte è diventato “un requisito rigido”. Tradotto: l’IA è passata da plus a requisito obbligatorio (必选项).
Poi c’è l’altro registro. Partiamo con il caso NetEase: sui social sono girati screenshot secondo cui l’azienda avrebbe deciso di “ripulire” (cioè cacciare) tutti i lavoratori in outsourcing perché un progetto interno gestito da AI avrebbe completato l’intero flusso. NetEase ha smentito il “licenziamento totale via IA”, pur ammettendo il ritiro graduale di “una parte delle posizioni base in outsourcing” (qui trovate un pezzo abbastanza completo: 21jingji). La cosa interessante è la frase di un lavoratore in outsourcing: anni fa la “linea della mannaia” era ai ruoli intermedi, poi è scesa ai junior, ora tocca agli esterni.
Ora, dato che di recente c’è stata la sentenza della Corte di Hangzhou contro i licenziamenti di persone se sostituite da AI, vediamo un po’ cosa succederà, benché qui si parli di outsourcing e non dipendenti.





